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Caporalato, Martina: mai più schiavi nei campi

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Una promessa mantenuta con i cittadini

Il Governo e il PD contro la povertà

Soldi investiti e non parole!

martedì 16 gennaio 2018

Revocare la delibera su Vita Indipendente

Il Partito Democratico richiede la revoca della delibera su Vita Indipendente come riportato sull'articolo di cui sotto.

Ecco i "risultati" dopo 6 mesi

Angela Motta, Capogruppo Gruppo Consigliare Partito Democratico replica alle dichiarazioni della giunta Rasero: A sei mesi dall’insediamento della Giunta Rasero ecco il bilancio di quanto fatto: "Sicurezza" sono stati numerosi gli episodi di cronaca in città. Rapine, furti in abitazione, truffe agli anziani, persino un sequestro di persona con violenza sessuale, ed al momento l’unica risposta alla promessa di "Tolleranza Zero" è il proseguimento del progetto di “Controllo del vicinato”, già attivato dalla Giunta precedente; anche l’accattonaggio continua indisturbato sotto gli occhi di tutti: davanti all'ospedale, a negozi, supermercati e in centro nei giorni di mercato; sul fronte nomadi si è passati dalla promessa di “chiusura del campo” a suggerire "comportamenti adeguati". Le Politiche sociali hanno visto sinora due novità: una in tema di disabilità, con lo smantellamento del progetto “Vita indipendente”, sostituito da quello “Vita accettabile”, con il rischio che la difesa dei diritti dei più deboli e soprattutto dei disabili siano messi in discussione. L’altra è la sostituzione di politiche attive di contrasto alla povertà, con mere “opere di carità”. Sul piano turistico-culturale è stata introdotta la tassa di soggiorno, mentre si è deciso di perdere l’importante occasione di candidare la città di Asti a “Capitale della Cultura 2020”. In materia urbanistica si è proposto di cambiare la destinazione d’uso di un’area destinata a parco pubblico (Fontanino) ad area per la realizzazione di un complesso scolastico, in cui verrebbero alloggiati i bambini provenienti dalle scuole del Boschetto dei Partigiani, dalla Rio Crosio e dalla sezione distaccata della scuola Pascoli. Anziché perseguire la linea del recupero e della riqualificazione, si preferisce, ancora una volta, continuare ad edificare e trasformare aree verdi in ulteriori contenitori. Ciò comporterebbe ulteriori disagi alla viabilità in una zona della città già problematica e congestionata da chi deve recarsi in ospedale, con un incremento anche dell’inquinamento atmosferico. Il Palio, considerato anima pulsante della vita cittadina, è stato rinnovato solo nel cambio di data, anticipata di quindici giorni. Nessuna variazione di bilancio ha caratterizzato l’attività della nuova Giunta, solo gestione ordinaria. Le opere in corso sono la prosecuzione di progetti avviati dalla precedente amministrazione. Ad oggi non è stato ancora presentato il bilancio di previsione 2018, principale strumento di programmazione del Comune. Il mancato rispetto del termine del 31 ottobre, previsto dal regolamento di contabilità, sta creando non poche difficoltà all’operatività degli uffici. In sintesi: tanta improvvisazione senza programmazione."

OSSERVATORIO GENNAIO 2018

L’OSSERVATORIO. Recuperare la Scuola: un obiettivo programmatico per il Paese. I recenti casi delle baby gang che aggrediscono inermi ragazzi o adulti, a Napoli come a Grugliasco (non molti giorni fa) pongono ulteriormente il grosso, enorme problema dei giovani adolescenti nel loro rapporto col mondo, con gli altri, con gli adulti, coi mezzi di comunicazione. La donna, che si trovava davanti al centro Commerciale “Le Gru”, con marito e figlio, colpita da una ragazza della “gang” che poteva essere sua figlia, solo per il fatto di averla richiamata per un loro insistente bestemmiare e turpiloquio annesso, ha raccontato di aver visto nello sguardo della sua giovane assalitrice un carico di odio difficilmente dimenticabile. Qui allora non si tratta di “nord”, “centro” o “sud” , ma di un disagio profondo che attraversa le giovani generazioni e che trova le forme di espressione più varie, unite tutte però dal voler dare visibilità al gesto, magari da postare sui social network, e dall’insulto alla vittima, individuata come bersaglio naturale di tutte le loro (dei ragazzi del branco) difficoltà esistenziali, che quei gesti spavaldi vorrebbero nascondere a se stessi ed agli altri. Additare le famiglie quale causa di questi comportamenti deviati è doveroso, ma resta sullo sfondo un’altra domanda: “cosa può fare, cosa propone la scuola?” C’è da riflettere non poco, perché se la Scuola (ma anche le famiglie, ma anche i mezzi di informazione/formazione ovviamente) non educa al senso della comunità, del vivere civile, del rispetto dell’altro e della propria diversità (qualsiasi essa sia) fallisce uno degli scopi per cui esiste: la trasmissione del sapere all’interno di una solidarietà umana (le classi di studenti) e di una comunione di intenti (la crescita personale come ragazzi e ragazze che fanno della conoscenza uno strumento di ciò). Poi certo, si hanno le lavagne mediatiche, si portano avanti metodi di insegnamento all’avanguardia, tutto bello, tutto encomiabile, ma accanto a questo molto spesso non crescono “per” e negli studenti quei riferimenti di cui sopra, e vorrei in particolare sottolineare l’educazione al senso civico. Poiché sono gli Insegnanti i “front men” della scuola verso gli allievi, coloro cioè che trasmettono saperi e valori, bisogna allora fortemente ri-motivarli (non solo economicamente), restituire loro una centralità che han da tempo perduta, rivedendo il rapporto Dirigente d’Istituto/Docente, perché se un Preside (chiamiamolo ancora così) non valorizza, non apprezza, non dà sostegno ai Professori, al contrario viene visto da loro come “nemico” perché in grado di relegarli all’ultimo gradino della sua considerazione, con tutte le possibili conseguenze connesse (e i ragazzi se ne accorgono di queste delegittimazioni; situazioni difficilmente gestibili nelle classi nascono spesso proprio da ciò), di che scuola parliamo? Come fà un docente a rapportarsi “autorevolmente” con le famiglie, che quasi sempre prendono le difese “a prescindere” dei loro figli, se dietro non hanno un dirigente che li appoggia e solidarizza con loro? Questo è un punto delicatissimo che non nasce a caso e deve essere affrontato senza preclusioni ideologiche, anche e soprattutto nel Pd se sarà ancora perno del governo del Paese, poichè và a toccare il ruolo “quasi assoluto” dei Presidi, sin dall’inizio contestato dalla gran parte degli insegnanti, un aspetto che andrà certamente rivisto all’interno di una riconsiderazione generale della “107”. Non parliamo quindi più di “bonus” ai migliori, i meritevoli, elargiti dal Dirigente d’istituto spesso sulla base di personalissimi criteri, capaci solo a dividere il corpo docente (ecco il vulnus…“divide et impera” dicevano i Romani…), quanto invece rafforziamo lo spirito solidaristico degli Insegnanti, che non vuol dire appiattimento (il merito non è escluso, purchè sian chiari, trasparenti e condivisi i “parametri di valutazione”), non vuol dire omertà tra colleghi, vuol dire al contrario consolidare lo “spirito di corpo”, il “senso di appartenenza” alla scuola, che i ragazzi “devono” poter avvertire in coloro che li educano al sapere. Se invece si gioca a spaccare il corpo docente allora si rischia di perdere se non tutto “molto”, in termini di autorevolezza della scuola, perchè se poi alla fine ci sarà chi pensa solo a mantenere il proprio posto di Dirigente, cercando di garantire un numero sufficiente di iscritti (e qui c’entra molto il rapporto spesso “prono” verso le famiglie…), e chi all’”ombra del Preside” (usiamo questa “gentile” metafora) cercherà “in ogni modo” di integrare lo scarso stipendio statale, che scuola sarà? Quella dell’arrivismo? Investire non solo economicamente sull’Istruzione, quindi sull’Università, sulla cultura in genere fà bene al Paese, perché serve a costruire il proprio futuro. Quei ragazzi citati all’inizio di questo articolo, se avessero trovato una ambiente scolastico più solidale, più “motivante” allo studio inteso come “amore del sapere”, chissà, forse non sarebbero arrivati a quel punto; non possiamo dimostrarlo ovviamente, ma non si può nemmeno far finta di non pensarci. “A monnezza de Roma”. L’immagine di Roma, a tratti sommersa dai rifiuti sta facendo il giro del mondo, perché la città è tra le più belle del nostro pianeta, attrae da sempre milioni di turisti, è la sede del Papa ed è una città che ha una storia millenaria (e di ogni epoca vi sono monumenti e cose d’arte) come nessun altra; è un patrimonio dell’umanità. E’ ovvio che notizie del genere diventano immediata informazione per miliardi di persone, non proprio quindi “cosette di casa nostra”. Il problema dell’immondizia (‘a monnezza) Roma lo trascinava, come per altre grandi città, da tempo; l’ex- sindaco Marino aveva chiuso definitivamente, col favore di tutti, anche dell’Europa che l’aveva chiesto già nel 2007, la discarica di Malagrotta, individuando altre zone, tra cui Ostia con un tritovagliatore che i Pentastellati avevano giurato di non utilizzare mai, anzi di eliminarlo del tutto, ma adesso se ne stanno servendo. Ciò che sconcerta, a quanto ci è dato da capire, è l’indecente balletto e il tentativo di scaricabarile posto in essere dal Movimento 5 Stelle, il quale, nella persona della sindaca Raggi, ha chiesto inizialmente all’Emilia Romagna di poter farsi carico dello smaltimento, facendo immediatamente marcia indietro dopo la protesta dei “dimaini” locali, per i quali la cosa (chiedere cioè aiuto su un tema delicato come quello dei rifiuti ad una regione notoriamente pd) sarebbe apparsa un tracollo, un abbassarsi a chiedere sostegno proprio al nemico che vorrebbero abbattere sul suo territorio più rappresentativo. A sentire il candidato premier Di Maio la colpa dell’accumulo dell’immondizia è perciò del Pd che gioca ad alzare le tariffe dello smaltimento, costringendo la città di Roma a dover tenere ancora sacchi di spazzatura ovunque, per non pagare prezzi eccessivi. Incredibile! D’altra parte, Roma per i “5 Stelle” è il fiore all’occhiello (ora non tanto!); prendere atto di un fallimento amministrativo e politico sarebbe per loro uno smacco pesante, a maggior ragione se non dovessero vincere le prossime elezioni politiche. Niente di meglio quindi che cambiare le carte in tavola, ed esperti di comunicazione quali sono (o credono di essere), stan facendo di tutto per scaricare su altri (il Pd) la loro inadeguatezza. Sarebbe questa la nuova politica? La trasparenza? Gli atti amministrativi fatti coi cittadini? La verità è che l’ossessione del voto, il “dover vincere per forza” (pena la loro probabile, progressiva scomparsa politica o, alla meglio, il riciclarsi di molti di loro nei partiti “tradizionali”), la necessità di “prendere voti ovunque e comunque”, li sta rendendo ondivaghi (un giorno dicono una cosa, il giorno smentiscono parzialmente a seconda della convenienza..), annaspanti, sempre alla ricerca di un pretesto vero o presunto per inscenare una polemica politica, in cui loro, “i buoni”, si erigono contro le trappole e le furberie dei professionisti della politica, evitando di dare però le risposte nel merito; ma loro, i “5 Stelle”, se è per vincere, lo fanno nell’interesse dei cittadini (quasi la richiesta di un atto di fede questo, dato che proprio a Roma stanno scrivendo una pagina piuttosto oscura, anche Di Maio, che ha avuto un ruolo non secondario nella scelta e nell’”endorsement” verso i più stretti collaboratori della sindaca, da cui ora stan cercando di prendere le distanze per le vicende giudiziarie in corso che vedono coinvolti anche loro…). La “grosse koalition” in Germania. Ora che, come sembra, la Germania si affiderà alla terza Grosse Koalition (semprechè i socialdemocratici di Schutz saranno d’accordo, dato che al momento i mal di pancia sono forti) per riconquistare la stabilità del suo quadro politico, e che rilancerà ulteriormente l’asse Berlino-Parigi come guida in ambito europeo, cosa proporrà Di Maio? Nuovamente la possibilità di uscita dalla moneta unica? Non è una battuta oziosa, ma una questione vera, se si deve dar credito alle parole del candidato statista “5 Stelle”, il quale proprio recentemente aveva dichiarato la non necessità ormai del referendum anti-euro, in quanto sia la Germania, sia la Francia erano “meno forti” di prima! Perché, se la Germania e la Francia torneranno ad avere un solido ruolo guida nel Vecchio Continente, che farà Di Maio? Andrà a discutere con la Merkel e con Macron, sbattendo i pugni? Contratterà l’uscita dell’Italia? Non si rende conto invece che le sue frasi circa la fattibilità o meno del referendum sull’Euro (che peraltro la Costituzione vieta) creano solo diffidenza in Europa e nel mondo? Quale la credibilità per l’Italia con lui al potere? Perché se pensa che la moneta unica sia un danno, allora imposti e proponga tutto un programma politico ed economico preciso e dettagliato, spiegando i (presunti) vantaggi del ritorno alla lira, senza recedere di un millimetro da questa posizione, in nome della chiarezza. Invece finora si è giocato a nascondino: prima un “no” (all’euro) che diventa “sì, ma..”, poi un “sì, quasi certamente”.. Non gli resterà che andare in tv (ovviamente senza contraddittorio), col quel suo eterno ghigno tra il reazionario e lo sprezzante, a dire (lo sentiremo, vedrete!) che “per ora si rimane nell’ambito della moneta unica, ma se la Merkel e Macron non accetteranno le proposte dell’Italia, allora si raccoglieranno le firme per uscirne!” Uno statista, per essere tale, oltre alla competenza ed alla conoscenza dei problemi reali, deve avere le virtù di una visione politica ampia nel medio e lungo periodo, accanto alla capacità di saper ascoltare e di saper mediare “alto”; qui invece siamo al piccolo cabotaggio, alla navigazione a vista in uno specchio d’acqua!… D’altra parte, per chi come Giggino (e i “5 Stelle”) ha sempre affermato di non essere né di destra né di sinistra (un modo cioè per tenersi le mani libere e dire contemporaneamente una cosa ed il suo contrario) quale pensiero coerente ci si può aspettare? “Và dove ti porta il voto”, sembrerebbe lo slogan più calzante per il MoVimento; dove c’è convenienza elettorale immediata lì troverete un grillino (anzi “dimaino”)…E tanti saluti al Paese… Gianni Amendola

giovedì 28 dicembre 2017

OSSERVATORIO CAPODANNO 17-18

L’OSSERVATORIO. Le “fake opinions” di Giggino Di Maio. L’on. Luigi Di Maio è in tutto e per tutto l’emblema della fumosità dei “5 Stelle”, quella mancanza cioè di proposte di ampio respiro che danno una visione di Paese, evidenziata da un continuo esprimersi per “slogan”, ottimo per la rete, ma non in grado di reggere ad un serio ed attento dibattito nel merito (ed infatti almeno finora evita accuratamente i confronti televisivi, coprendo “queste fughe” nel nome di una radicale “alterità” del Movimento rispetto agli altri). Pure, costui è candidato alla Presidenza del Consiglio, scelto “on line” praticamente senza avversari (gli altri erano delle comparse utili alla bisogna, vale a dire a dare una parvenza di “confronto interno” tanto più falso quanto inutile, poichè Di Maio era già stato indicato a suo tempo dal padre-padrone dei Pentastellati, Beppe Grillo, quale futuro premier); ed in un partito (pardon, Movimento) di cui uno solo “ha la chiave”, e quindi il potere assoluto di decidere e nominare, se non si è “allineati e coperti con quanto da lui scelto si viene estromessi (facendo dire addio a promettenti carriere politiche). In questo suo volersi accreditare presso “ i piani alti del potere” (Confindustria, personalità del mondo economico e finanziario..) come affidabile, tranquillizzante, sta venendo meno allo spirito originario del Movimento stesso, forse meglio rappresentato da un Di Battista (dimissionario dal Parlamento) o da un Fico, assumendo le vesti di “un democristiano di vecchia scuola dorotea”; ciò però, a differenza di “quei” democristiani, non gli ha impedito, nel suo voler dare un colpo al cerchio (del Movimento) ed uno alla botte (del potere da conquistare), di dire cose francamente discutibili, seguite a volte da precipitose retromarce. Come interpretare infatti le sue ultime uscite circa le festività da salvaguardare, chiudendo i grandi magazzini nelle domeniche, poi quella sulle pensioni d’oro da tagliare per coprire, a suo dire, i guasti della legge Fornero e l’uscita eventuale dall’euro? Nel primo caso, quasi a rassicurare certo mondo cattolico, ha parlato di famiglie da tutelare e di sacralità del giorno di festa. Bene; solo che indipendentemente dalle personali convinzioni di ognuno, risulta assai difficile, “a buoi ormai scappati”, pensare ad una chiusura totale degli esercizi commerciali nei festivi. Certo, la materia non è nuova, se ne discute da tempo, ma và ovviamente regolarizzata all’interno dei contratti di lavoro del personale addetto (e su cui si deve vigilare), mentre si potrebbe concordare a livello locale i turni in cui un supermercato può rimanere aperto (ad esempio come si fà per le farmacie). Ma il vero problema per Di Maio e i Cinquestelle in realtà è che esiste al riguardo tutta la questione dell’e commerce, il commercio on line, che per un Movimento basato “sulla rete” e le sue piattaforme diventa questione di introiti, e non solo. Altro che la preoccupazione per le famiglie italiane! Sul tema delle pensioni d’oro poi, basti citare fonti più attendibili da quelle cui ha attinto il Nostro (o forse Spadafora, suo consigliere personale), quale il Centro Studi itinerari previdenziali, che ha già dimostrato come la cifra di 12 miliardi di risparmio dal taglio di certe pensioni sia irreale, ammenocchè non si vogliano colpire anche quelle da 2.000-2.500 E. Di Maio comunque, anche rispolverando una vecchia puntata di Porta a Porta nel 2013 in cui lo stesso Renzi, non ancora presidente del Consiglio, aveva citato la stessa cifra, non può per questo ritenerla credibile; vorrà dire che a sua volta anche Renzi aveva sbagliato (ma oggi non dice più certe cifre). Per quanto riguarda infine un’eventuale fuoruscita dall’euro, tramite consultazione popolare, và ricordato che la Costituzione non ammette referendum su temi economici e che uscire dalla moneta unica vuol dire uscire dall’Unione Europea (persino i britannici sembrano ripensarci…). Forse il terreno su cui incalzare i Cinquestelle è quello del fisco; non si è ancora sentita una parola sul tema, non si conosce quale sia la loro posizione. Evidentemente è un argomento da non toccare in campagna elettorale, o forse c’è un aspetto più “terra terra”, vale a dire il timore, come già ricordato in precedenti Osservatori, che possa emergere il rapporto col fisco di Beppe Grillo, che usufruì nel 2005 dal condono tombale del governo Berlusconi (che sperava di recuperare terreno in vista delle Politiche dell’anno successivo.. Poi si inventò il Porcellum per non far vincere Prodi…), ma che non ha restituito nulla allo Stato (almeno non si è al corrente di ciò) di quanto tolto ai cittadini con la sua evasione, salvo poi sparare a zero sui ladri di regime! Forse il punto è proprio questo, ma allora perché non incalzare Di Maio e i “5 Stelle” sul tema? Como 2: la vendetta Probabilmente è stato per riguadagnare la piazza all’attuale maggioranza, dopo la recente, riuscita manifestazione del centro-sinistra, mandando in tal modo il segnale che a Como la gente è con lui, che il sindaco della città lariana ha emesso per Natale un’ordinanza che non consentiva ai “barboni” ed a tutti “i senza fissa dimora” di sostare sotto i portici del centro e nelle piazze per ragioni di decoro urbano, in occasione delle festività che vedono, come in tutte le altre città, un continuo via-vai di persone. Come dire: noi siamo la destra e a noi queste situazioni, espressione di un disagio sociale, comunque disturbano, perché la visione di chi in qualche modo è ai margini della società “non è consona” alla qualità (elevata, evidentemente) della vita della gente “perbene”. Queste idee godono di molto credito in un’ampia fascia di elettorato di destra, che chiameremo “sovranista”, ma è possibile che anche in segmenti sociali (mi auguro assai più ristretti) che guardano a sinistra vi sia questo tipo di “sensibilità”. In Italia sono in particolare i Salvini, le Meloni a cavalcare questa onda di “emarginazione del diverso”, fino ad arrivare a propugnare anche il respingimento in mare, se necessario, dell’immigrato, pur al contempo parlando di “identità cristiana” da tutelare, rilanciando anche sui social loro personali immagini mentre acconciano il presepe. Resta da capire di quale identità cristiana si parli. Non è questa la sede per approfondire un discorso del genere, comunque molto serio, ma permettetemi di sottolineare, senza per questo erigermi a giudice della fede altrui, come sia diametralmente opposto al significato vero del Natale l’interpretazione strumentale che se ne dà, in nome di un’identità, di una “tradizione” (?) da tutelare verso qualcuno che sbarcando sulle nostre coste se ne approprierebbe fino a cancellarla. La nascita di Gesù, per chi crede, non è altro che questo: Dio si è incarnato per riunire l’umanità in unica fratellanza in nome dell’Amore (che non è certo il “volemose bene” pacioso e rassicurante, ma il “dare la vita per gli altri”); soprattutto la Sua presenza si coglie principalmente nell’immagine del povero (lo ha detto Lui stesso), nell’emarginato, in chi cerca casa (“per loro, Maria e Giuseppe, non vi era posto in albergo” è scritto nei Vangeli, quasi a significare che Cristo era già all’epoca emarginato dal mondo, inteso come mentalità “comune”…). Questa strumentalizzazione a fini di parte politica è indecente; finora il centrodestra aveva blandito il “mondo cattolico” in particolare con il finanziamento alle scuole private, al fine di garantirsi un bottino elettorale, compiacendo una certa parte di Gerarchia. Ora, con papa Francesco, ma già da prima, specie dopo gli scandali a fondo sessuale di Berlusconi, l’aria è cambiata. La Meloni faccia pure il suo presepe, da “alberista” si trasformi in “presepista”, come ha postato su Facebook recentemente, ma la smetta, e con lei Salvini e tutti quelli che reggono loro bordone, di parlare di cose di cui a quanto pare ignora il significato ed il valore. Lo “ius soli” poteva essere un banco di prova per mostrarsi una destra seria e credibile: non è stato così ed era scontato; del resto la consapevole truffa nei confronti della gente, il far creder cioè che lo ius soli volesse dire dare la cittadinanza a chiunque arrivi sulle nostre coste, è stata ben architettata, col supporto non indifferente delle tv dell’ex cavaliere Berlusconi (unico caso al mondo di macroscopico conflitto d’interessi in un Paese democratico). Che poi il Pd non sia stato in grado, forse distratto da altro, di controbattere e di imporsi a livello di Esecutivo, visto che è stato un Governo a forte trazione pd, questo ahimè è un dato di fatto, come pure disdicevole l’assenza dei 29 senatori il giorno in cui si doveva votare al Senato al riguardo. C’è da sperare ormai nella prossima legislatura; ma quale Governo ci sarà? Gianni Amendola N.B.: i precedenti Osservatori sono rintracciabili sul blog del partito

lunedì 18 dicembre 2017

OSSERVATORIO DICEMBRE 2017


L’OSSERVATORIO.

A Como l’unità della sinistra.

La splendida manifestazione di Como (cui purtroppo non son riuscito a prender parte) è stata una bella e condivisa iniziativa del Pd che se ha mostrato da un lato finalmente una sinistra unita, quando in gioco valori condivisi, dall’altro la interessata titubanza del centrodestra e dei Pentastellati nei confronti del tema in questione (l’antifascismo), che ha fatto emergere ancor più la loro visione della politica, intesa non come luogo dei valori e delle idee, quanto di un potere da raggiungere ad ogni costo (pensiero peraltro da cui anche a sinistra non si è del tutto immuni…). Le motivazioni alla non partecipazione addotte da Di Maio, pare dopo un primo iniziale “sì”, confermano ancora una volta che i “5 Stelle” non guardano i contenuti, ma “se quei contenuti” possano tornare utili o meno per avere voti. Come per l’immigrazione: Grillo disse che qualora il Movimento avesse accettato la linea dell’accoglienza avrebbe avuto percentuali da prefisso telefonico! In altre parole, non conta “l’idea”, vale solo il tornaconto elettorale! E questi sarebbero gli innovatori ed i moralizzatori della politica? Il loro “no” è stato dettato solo dal fatto che l’iniziativa della giornata comasca fosse nata dal Pd e quindi un’eventuale partecipazione sarebbe apparsa come la legittimazione dell’avversario da abbattere ad ogni costo! A misurare l’abissale distanza da questa strumentale e perciò immatura posizione, rispetto ad una visione “alta” della politica, basti ricordare a Di Maio e co. (che forse non erano ancora nati… Beppe Grillo invece sì) quando di fronte al rischio che la democrazia italiana stava correndo col terrorismo rosso (dopo l’assassinio di Aldo Moro) i comunisti ed i democristiani, e non solo, manifestarono insieme, pure con qualche “mal di pancia” a sinistra. Ma quelle erano persone che avevano un “senso dello Stato e delle istituzioni”, nato proprio dalla lotta antifascista che aveva visto spesso “gomito a gomito” compagni e democristiani (all’epoca detti anche “forchettoni”). Oggi invece, come il sindaco di Como, non si và in piazza in quanto manifestazione di partito! Mi si dirà che il paragone col periodo degli anni di piombo è eccessivo; in questo momento i rischi per la democrazia non sono a quel livello. Ma è il sentore che qualcosa stia mutando, in Italia come in Europa, e che certi fenomeni politici, quale il fascismo, siano cominciati anche così, con le intimidazioni, a dover scuotere le coscienze ed a far alzare il livello di guardia!...Del resto, tornando alla manifestazione di Como, perché non accordarsi, scegliendo poi di parteciparvi, a condizione che non vi fossero comizi dei “politici” (che non vi sono stati) e senza bandiere, proprio come fosse una iniziativa della “sola” società civile? Il problema è che non si voleva proprio partecipare! Ma se dei “5 Stelle” abbiam detto, per il centrodestra la questione và a toccare un nervo più che scoperto, perché una certa parte di quei voti arriva proprio dalle formazioni estreme. A Berlusconi, che non ha mai avuto la statura di uno statista, non si puo’ chiedere una cosa che rifiuterebbe comunque, per il timore di non vincere: non accettare nella coalizione chi si ispira al fascismo! Non si può certo ahimè pretendere da lui un comportamento alla Chirac, che rifiutò nel ’97 l’alleanza con Le Pen (il padre), con la quale avrebbe potuto vincere le Presidenziali francese, proprio per l’incompatibilità della sua visione politica con quella dei lepenisti ; infatti perse le elezioni a vantaggio di Jospin. Ma stiam parlando di “altre persone”, di “altra concezione della politica”!…L’alzare la testa, come negli ultimi tempi, da parte delle formazioni di estrema destra nasce dalla percezione di un cambiamento di clima politico, che le vittorie del centrodestra alle amministrative ha acuito e rinforzato, per cui si sentono legittimate a certi comportamenti, quali l’attacco al quotidiano “la Repubblica”, perché sanno di avere dietro le spalle un “humus” culturale e politico nuovo, un terreno cioè in cui possono tornare a prosperare. Basterà ancora il famoso “ghe pensi mì” ad emarginare il fenomeno, tanto più se il centrodestra dovesse vincere le prossime Politiche? Personalmente ho dei dubbi, ma Berlusconi và incalzato su questo senza sosta! Ricordiamoci però che nelle periferie, non da ora, i movimenti neofascisti stanno occupando un vuoto lasciato dalla sinistra; ora organizzano associazioni per ragazzi (per l’indottrinamento), offrendo loro al contempo la possibilità di un “servizio sociale” a sostegno della fasce più disagiate (tipo il fare la spesa per le persone anziane e portarla al loro domicilio, o la distribuzione di generi alimentari, di “lauriana” memoria), unendo quindi politica e azione e aiutando questi più giovani a riscoprire una nuova identità; giovani che tra qualche anno subentreranno ai più “anziani”, garantendo il ricambio e l’ingrossamento delle fila! Quale la risposta concreta da dare? Non è un fenomeno passeggero!

Gianni Amendola