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giovedì 31 ottobre 2013

Lettera alle nostre coscienze

Domenica ad Asti trecentoquarantuno persone sono state folgorate sulla via del Partito Democratico. Lo stesso è avvenuto in molti circoli della Provincia. Apparentemente, da militanti, dovremmo rallegrarci di questo coinvolgimento dell'ultimo minuto, che inverte la rotta rispetto al calo di iscritti degli ultimi anni.

E invece i democratici astigiani sono umiliati e furenti, perché molte di quelle persone ammassate per sottoscrivere una tessera sono state chiamate a raccolta da forze uguali e contrarie che, con la complicità di regole scellerate, non si sono fatte scrupoli a svilire un congresso, il momento più alto nella vita di partito, in cui si dovrebbero confrontare idee e non cordate. Molti dei neotesserati sono disoccupati, migranti, famiglie in difficoltà, gli stessi che la nostra storia politica ci impone di tutelare e che invece abbiamo scelto di sfruttare come “carne da congresso”. Tutti metodi che abbiamo già visto applicare in passato, senza che nessuno se ne assumesse mai la responsabilità.

Ci chiediamo il perché di una simile prova di forza: certo, controllare la segreteria provinciale e cittadina significa risparmiarsi molte noie e possibili critiche da parte di militanti pensanti e non adepti. Ma questo obbiettivo può legittimare l'umiliazione della militanza onesta e lo sfruttamento di persone ignare? Vorremmo che i responsabili dello scempio rispondessero a questa domanda, anzitutto davanti alla loro coscienza.

In queste ore tanti vorrebbero stracciare le tessere, anche tra i nostri eletti. C’è chi l’ha già fatto. Quando si scavalcano i militanti le conseguenze sono queste, mentre il partito cessa di avere un senso come luogo di partecipazione e confronto. Ma un partito reso vuoto non lo si può riempire con quelle 341 tessere. Cosa rimane, dunque, del Partito Democratico?

Rimane l’iniziativa di chi non ci sta e continua a crederci, nonostante tutto, ma ha bisogno di risposte forti ed inequivocabili.

Ci rivolgiamo dunque ai candidati, scavalcati dalle stesse forze che li sostenevano, perché agiscano in prima persona e contribuiscano a superare questo momento di estrema amarezza. Chiediamo a Giorgio Ferrero, Francesca Ferraris, Carlo Gentile e Luigi Sposato di non accettare l’esito falsato di questo congresso, di verificare insieme alla commissione per il congresso il rispetto del codice etico di tutti gli iscritti e condannare politicamente quanto accaduto.

Perché di fronte ad una pagina indegna della nostra storia politica, non si può tacere, “perché anche se noi ci crediamo assolti, siamo lo stesso coinvolti”!

Il documento resterà a disposizione dei militanti che intendono sottoscriverlo, presso la sede del partito ad Asti. E' possibile sottoscriverlo anche inviando una email a partitodemocraticoat@libero.it.
I primi firmatari, in ordine alfabetico:

Clemente Elis Aceto
Mara Alciati
Edoardo Angelino
Aldo Bartoli
Alessandro Boano
Luca Bortot
Vincenzo Calvo
Irene Cocimano
Andrea Devecchi
Stefano Gilardi
Alberto Grande
Luca Matteja
Michele Miravalle
Enrico Panirossi
Carlo Ventura
Andrea Visconti 

Katia Cantino
Ivana Bione
Renato Morra
Antonella Gianola


mercoledì 23 ottobre 2013

I conti del PD di Asti: operazione trasparenza

Abbiamo deciso di rendere pubblici e trasparenti gli introiti e le spese del PD provinciale per dare un segnale tangibile della nostra volontà di cambiamento e per mostrare a tutti come la polemica sul finanziamento pubblico dei partiti può essere utilizzata strumentalmente.
Tornando un po’ indietro nel tempo, abbiamo messo a disposizione i conti relativi all’organizzazione del primo e secondo turno di primarie del 2012, poiché lo riteniamo un atto di rispetto nei confronti dei nostri elettori.

Il bilancio consuntivo del 2011 offre invece una chiara panoramica sui reali problemi di gestione di una federazione provinciale.
Non vorrei commentare impropriamente un bilancio che non ha visto me direttamente implicata, tuttavia tengo certamente a mettere in evidenza alcune tendenze prevedibili e alcuni cambiamenti introdotti a partire da ottobre 2012, quando sono stata eletta Segretario provinciale e ho cominciato il percorso con la mia segreteria.

Sul versante delle entrate, il tesseramento ha progressivamente perso incisività e, nonostante una ripresa che ha caratterizzato gli ultimi due anni, difficilmente raggiungerà i livelli del 2008. I contributi provenienti dal PD regionale hanno già subito un deciso ridimensionamento e subiranno un’ulteriore diminuzione per il prossimo anno. La contribuzione da parte dei nostri eletti e designati all’interno di istituzioni pubbliche merita un discorso a parte: con il supporto del nostro Tesoriere, come segreteria provinciale abbiamo avviato e concluso una verifica della situazione contributiva, che ci ha portato a rilevare alcuni casi di inadempienza “cronica”.

Convinti che il rispetto per il partito e -soprattutto- per gli elettori passi anche dall’adempimento dei doveri contributivi, stiamo affrontando questo problema che affligge pesantemente le casse del PD secondo le procedure stabilite dal nostro Statuto e dal nostro Codice Etico. In ogni caso, la voce “contribuzioni liberali” subirà anch’essa una contrazione, per effetto della diminuzione delle retribuzioni di consiglieri regionali e parlamentari.
Per far fronte a un bilancio disastrato e alla previsione di una così forte diminuzione delle entrate, abbiamo preso provvedimenti che hanno prodotto risultati immediati:

- riduzione delle spese per il personale: il tempo pieno è stato sostituito dal part-time, che ci consente di garantire l’apertura della sede di Asti senza dover licenziare nessuno dei nostri collaboratori;

- rimborsi per viaggi e trasferte: nonostante la cifra non sia mai stata eccessiva, sarà ridotta drasticamente per il fatto che come Segretario provinciale non ho mai chiesto rimborsi per le mie trasferte e le mie spese telefoniche; i rimborsi restano validi per i nostri rappresentanti in assemblea nazionale;

- la nostra tradizionale Festa Democratica nelle edizioni del 2012 e del 2013 ha cessato di essere un costo: un’organizzazione oculata e attenta ci ha consentito non solo di rientrare nelle spese sostenute, ma di realizzare un piccolo guadagno.

Tutto ciò è stato possibile con un serrato lavoro di squadra, che ha portato a risultati immediatamente tangibili e, tuttavia, con molta probabilità ancora insufficienti a garantire la sopravvivenza della “struttura organizzativa – partito” così come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi. A tale proposito, ritengo che il dibattito sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti sia avvelenato non solo dal clima di sfiducia nei confronti della politica, ma da finalità poco chiare. Il partito, pur riconoscendo i margini di miglioramento della forma organizzativa, deve continuare ad essere un luogo dove tutti e ciascuno, ricchi e non, abbiano la garanzia di poter esprimere e sostenere opinioni. La soppressione del finanziamento pubblico ai partiti può essere efficace solo se mossa da un cambiamento culturale importante (mentre non può, a mio modo di vedere, indurre il cambiamento), che nel nostro Paese stento a intravedere.

Francesca Ferraris
Segretario provinciale Pd Asti