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Oltre tre milioni di persone riceveranno per la prima volta la quattordicesima

Caporalato, Martina: mai più schiavi nei campi

Diritti dei lavoratori e difesa del reddito degli agricoltori per noi sono parte della stessa battaglia

#SalernoReggioCalabria

Una promessa mantenuta con i cittadini

Il Governo e il PD contro la povertà

Soldi investiti e non parole!

mercoledì 9 novembre 2016

Vino, scuole, rilancio economico nell’incontro con Matteo Renzi

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi è arrivato ad Asti per la sua visita con i sindaci dell’Astigiano.
Renzi è stato accolto dal sindaco di Asti Fabrizio Brignolo, dalle autorità e dalla maggior parte dei primi cittadini della provincia. Centinaia di sostenitori sono rimasti in attesa davanti al municipio.
L’omaggio a Faletti «Stiamo girando moltissimo per l’Italia - ha esordito Renzi - perché il compito del governo non è solo lavorare a Roma sui vari dossier, ma penso e credo sia fondamentale stare sul territorio e confrontarsi e dare un messaggio di spinta ed energia a livello istituzionale». Il presidente del Consiglio ha aperto il suo intervento ricordando Giorgio Faletti, scrittore astigiano scomparso due anni fa, «per la grande energia che ha dato al Paese».
Le scuole «Cari sindaci tornate a progettare - ha invitato Renzi - Tutto quello che serve per l’edilizia scolastica sta fuori dal patto di stabilità, che piaccia o che non piaccia ai signori di Bruxelles». E ha aggiunto: «La scuola deve essere il luogo più bello. I ragazzi non devono entrare in casermoni.».
Difendere le istituzioni «C’è un Paese che ha bisogno di una forte spinta nella stessa direzione da parte di tutti - ha poi sostenuto Renzi - Il mondo istituzionale va difeso un po’ di più. Gli altri Paesi fanno squadra quando c’è da fare l’interesse nazionale. Noi invece siamo abituati a portare avanti le polemiche, i distinguo e questo non ci aiuta a livello internazionale. Lavoriamo perché l’Italia sia più forte in Europa e nel mondo. «Noi diamo 20 miliardi di euro all’Europa, e ne prendiamo indietro 12, una parte dei quali li perdiamo. È evidente che questo meccanismo fa perdere fiducia nei confronti dell’Europa - ha sottolineato Renzi - A marzo 2017 noi ci giochiamo tutto, verranno a Roma i leader per i 60 anni dell’Europa. O si imposta una politica legata alla crescita e al cambiamento o si continuerà ad andare avanti come finora. Vorrei che questa battaglia l’Italia la facesse insieme. Non mi interessa come voterà al referendum e il paese deve essere unito su questo». «Abbiamo un problema, che è il terremoto e la ricostruzione, ovvero Amatrice, Norcia e tutte le altre località colpite dal sisma. Il terremoto non deve essere però ricostruire solo lì, l’hanno sentito 20 milioni di italiani».
Il mondo del vino «Trovo inaccettabile che il vino francese - ha poi affermato Renzi - un ottimo vino quasi all’altezza di quello italiano, per effetto di una strategia di comunicazione faccia 11 miliardi di euro di export e noi circa 5. Dobbiamo fare una scommessa sull’agricoltura, perché un pezzo di economia può tornare a respirare». «Ci vuole qualche fiction in più sull’agricoltura - ha continuato. Abbiamo tagliato molto le tasse agli agricoltori. Il punto è che ci vuole strategia di comunicazione per un settore che può rilanciare il Paese». La famiglia Fassi Il presidente del Consiglio ha poi incontrato i parenti di Maria Luisa Fassi, la tabaccaia uccisa per rapina nel luglio 2015. Ha parlato con i genitori Piero e Pina Fassi che, commossi, hanno commentato: «Siamo commossi e contenti di questo incontro, un gesto per il quale ringraziamo il presidente del Consiglio. Ci ha detto di farci coraggio».

Consiglio Comunale aperto sui nomadi

Consiglio Comunale aperto sui nomadi. Asti 7 nov. 2106 Sintesi intervento capogruppo Pd Voglino.
Al di là delle strumentalizzazioni e delle polemiche, provo a declinare qualche considerazione possibilmente costruttiva. Sul versante dell'ordine pubblico e della tutela della salute pubblica, ogni comportamento delittuoso e colpevole va punito. L'azione repressiva, pur doverosa, non è tuttavia esaustiva. Ci vuole anche un impegno preventivo, un'azione politico/ ammin. che abbia consistenza educativa. Da una parte ci vuole determanazione e risolutezza nel perseguire chi non rispetta le regole e compie azioni illegali (non si può tollerare che una parte della città si trasformi in zona franca,pregiudicando anche il sereno sviluppo dell'attività produttiva); dall'altra bisogna mettere in campo significativi interventi sociali, nella convinzione che ,nel tempo, è possibile realizzare un modello di cittadinanza inclusivo, dove tutti i cittadini, stranieri e non, possano sentirsi comunità. Disegno una bozza di percorso, ovviamente non esaustivo, pur riconoscendo quanto già lodevolmente è stato fatto da questa Amministrazione: -Rafforzare la cooperazione con le forze dell'ordine e la presenza dei Vigili urbani, estendenso l'utilizzo dei sistemi tecnologici di sorveglianza, monitoraggio e controllo del territorio; -Curare la scolarizzazione dei giovani e i percorsi di professionalizzazione; continuare con regolarità il servizio doposcuola e mettere in piedi iniziative socio-educ-sportive, a livello cittadino, per favorire preziose contaminazioni culturali e sociali; -Continuare la collaborazione con l'Asl, per tenere sotto controllo le precarie condizioni igienico-sanitarie dei campi (bene l'azione per garantire le vaccinazioni obbligatorie ai bambini che ne erano privi); -Pianificare un progressivo superamento degli insediamenti nomadi, costituendo ormai una risposta politica datata, in ottemperanza alle richieste della Comm.Europea e alla indicazione del Senato italiano (es. chi ne fa richiesta, favorire la ricollocazione in case ATC); -Partecipare a futuri bandi regionali, per usufruire delle risorse messe a disposizione ad hoc dall'Unione europea.

sabato 5 novembre 2016

Asti riceverà fondi per le imprese. Un'ottima notizia per l'economia astigiana


Attesi tra i quindici e i venti milioni di euro ad ASTI.

La cifra destinata alle imprese dei nove territori piemontesi individuati dalla Regione è molto grande, perché si attesterà tra i 15 e i 20 milioni di euro Gli investimenti finanziati. 
Il bando del Ministero non è ancora stato pubblicato, ma sono note le linee guida. 

Le aziende più grandi potranno ottenere fondi per finanziare progetti di ricerca e innovazione. 
Per le piccole e medie imprese le possibilità sono ancora maggiori, perché potrà essere finanziato ogni progetto di miglioramento del ciclo produttivo.
Per tutte le aziende saranno finanziati gli interventi di efficientamento energetico. Soddisfazione del Comune. “Ho immediatamente telefonato all’assessore regionale Desantis per esprimere l’apprezzamento e la gratitudine per questa opportunità offerta alle nostre imprese” dichiara il sindaco Fabrizio Brignolo.” I prossimi passi. I provvedimenti per il “Rilancio delle aree di crisi industriale” del paese sono contenuti nel decreto del Ministro dello Sviluppo Economico del 9 giugno 2015.
La situazione di Asti non è stata considerata una delle realtà in cui la crisi è peggiore, ma è stata inserita tra “le situazioni di crisi industriale non complessa che presentano, comunque, impatto significativo sullo sviluppo e l'occupazione nei territori interessati”.

Dal Comune 400 euro ai negozi astigiani che mettono telecamere di sicurezza

Il Comune di Asti erogherà un contributo a fondo perduto di 400,00 euro anche ai negozianti e piccoli artigiani che installeranno telecamere di videosorveglianza.
Il bando è stato presentato mercoledì in municipio dal sindaco Fabrizio Brignolo, dagli assessori Parodi (commercio) e Sorba (sicurezza) e dai consiglieri Viarengo e Visconti, insieme ai rappresentanti di Confartigianato, Cna, Confesercenti e Confcommercio Aiuto ai negozianti.
 “L’iniziativa –spiegano il sindaco Fabrizio Brignolo e l’assessore al commercio Marta Parodi- che segue di pochi mesi l’analogo bando destinato ai condomini vuole essere un aiuto concreto ai negozianti e agli artigiani astigiani”.
“Aumentare il numero di telecamere private inoltre aumenta la sicurezza sulle strade e sulle piazze, poiché spesso oggi gli autori dei reati vengono scoperti grazie a questi sistemi” aggiungono l’assessore Sorba e il consigliere Viarengo.
 Fino a 400 euro Il contributo erogato dal comune è significativo perché un impianto con due telecamere (una puntata all’interno del negozio e una all’ingresso) è di circa mille euro. Chi vorrà installare un impianto con una sola telecamera potrà spendere anche meno, ma in questo caso il contributo scenderà a 250 euro.

Domande entro il 16 dicembre La domanda deve essere presentata entro il termine ultimo del 16/12/2016 utilizzando il modello presente sul sito www.comune.asti.it al link “Apriamo gli occhi”.
Il contributo sarà concesso ai primi che faranno domanda fino alla concorrenza di 25 mila euro (quindi tra i 60 e i 70 esercenti, a seconda dell’ammontare dei contributi che saranno richiesti).
Le telecamere pubbliche La diffusione delle telecamere private è finalizzata a creare una rete di occhi elettronici che si aggiunga a quelli delle telecamere pubbliche: sono attive le 21 nuove telecamere realizzate con fondi Pisu nella zona ovest della città, è in corso l’installazione di telecamere di videosorveglianza su 32 autobus cittadini e nei prossimi giorni partirà l’installazione di oltre 50 nuove telecamere collegate con Carabinieri, Questura e comando della Polizia Municipale che sostituiranno e amplieranno la vecchia rete di videosorvegliana pubblica.
E’ inoltre in corso la gara di appalto per installare le prime telecamere anche nelle frazioni. Mille occhi sulla Città “Gli occhi elettronici, sommati a quelli dei cittadini che stanno aderendo al Controllo di Vicinato, creeranno una rete che darà maggior sicurezza alla nostra Città, che ne ha molto bisogno” hanno dichiarato il sindaco e il consigliere Visconti.

L'Osservatorio (tutto ciò che c'è da sapere sulla politica italiana) - Novembre

Non si specula sul terremoto! E’ davvero sorprendente sentire quelli del Centrodestra e i “grillini” (questi ultimi meritano però altre considerazioni) accusare Renzi di “approfittare” del terremoto per fini di politici di parte (leggi referendum). Ma come.., fu proprio Berlusconi a fare del terremoto di L’Aquila una vetrina, un inno alla sua capacità di saper risolvere le cose in tempi brevissimi, cosa che i “comuni” umani non avrebbero mai potuto fare altrettanto, con la “ovvia” compiacenza dei mezzi di informazione nostrani! Chi non ricorda infatti la puntata televisiva de “La vita in diretta” nel corso della quale ci fu il collegamento con il piccolo paese di Onna, distrutto quasi completamente da quel sisma, dove Berlusconi, allora Presidente del Consiglio, pochi mesi dopo il tragico evento, si era recato presso una famiglia ospitata in un prefabbricato e nel cui frigorifero vi era una bottiglia di spumante generosamente dal Presidente stesso? Il fatto è che, sulla base di testimonianze dirette di volontari della Protezione Civile, tra cui quella di un mio amico astigiano, la situazione era non solo ad Onna, ma anche nei paesi vicini, all’epoca ancora assai pesante, come poi in effetti tutti abbiamo potuto constatare (ed in parte è così tuttora). Cosa significava allora quella puntata “in diretta”, affinchè tutti vedessero in Italia e nel mondo la grande capacità risolutiva del “signore di Arcore”, se non essere un vero e proprio spot pro-Berlusconi? La sua popolarità infatti, dopo quel terremoto, salì notevolmente (potenza dei mezzi televisivi!) e si può star certi che se vi fossero stati appuntamenti elettorali imminenti, il centrodestra avrebbe vinto “a prescindere”, qualsiasi fosse stato il motivo della consultazione. Dov’era all’epoca Calderoli? E dove Brunetta e la Gelmini? Oggi guarda caso sono loro, zitti e muti nel dopo-terremoto aquilano, tra i più ciarlieri nel mettere in guardia Renzi dallo sfruttamento della centralità sui mezzi d’informazione che un sisma del genere inevitabilmente offre a chi è capo del Governo. Anche questo è un segnale di quel degrado che direi, prima ancora che politico, è culturale, uno spaccato triste ma veritiero del livello a cui è scesa la politica in Italia. Infatti, accanto alle “uscite” ipocrite degli esponenti del centrodestra, si è aggiunta un’altra “perla”, quella della senatrice pentastellata Blundo, la quale ha ipotizzato, non si sa su quali basi scientifiche, che l’abbassamento dell’intensità del terremoto di domenica 30 ottobre, inizialmente classificato come 7.1 della scala Richter, poi rivisto a 6.5, sia stato motivato dalla perfida idea di risparmiare sui rimborsi a cittadini ed aziende! Queste forme di sciacallaggio informatico sono un altro segno preoccupante di cosa stia diventando il confronto politico, tanto più se provengono da una forza che aspira a guidare il Paese “in modo serio”, ma che evidenziano una sorta di paranoia personale e di gruppo per la quale qualsiasi atto politico, governativo o meno, “deve essere” sempre in odore di imbroglio, magari, come in questo caso, con la complicità degli stessi scienziati chiamati ad interpretare gli eventi sismologici che hanno massacrato il Centro Italia! Del resto, cosa ci può aspettare da un Movimento dove c’è chi sul proprio blog inveiva contro la dottoressa Capua, parlamentare, ora negli States dopo la recente completa assoluzione dal reato ipotizzato di “traffico di virus” per la produzione di determinati vaccini (vero on. Di Battista, grande costituzionalista “coast to coast”, particolarmente attivo nelle accuse)? E cosa dire ancora, accennando ora ad argomenti non legati al terremoto, del goffo tentativo degli stessi “5 Stelle” di minimizzare la questione della raccolta di firme false in Sicilia, con l’argomentazione: “cosa volete che siano poche irregolarità di fronte alle malefatte della politica finora”? Quasi a dire che con gli altri “fuori dalla cerchia dei puri” bisogna essere inflessibili, al proprio interno no (sigh)! Questa è la politica oggi in Italia (sia che Renzi piaccia o no).

L'Osservatorio (tutto ciò che c'è da sapere sulla politica italiana) - Ottobre

L’ASSOLUZIONE DI MARINO ED IL REFERENDUM. Credo che ogni sincero “democratico” debba sentirsi contento della recente assoluzione dell’ex sindaco di Roma (nonché ex capolista per il Senato in Piemonte alle Politiche del 2013), perché comunque gli viene tolta un’accusa dai risvolti penali e quindi, ma non solo per questo, l’immagine sua personale (e del partito) non può che risentirne favorevolmente. Purtroppo sono già scoppiate le polemiche, con il Nostro che ha già proclamato il suo “No” al referendum quasi come una rivincita nei confronto del Segretario Nazionale e Presidente del Consiglio, reo a suo dire di averne provocato deliberatamente la caduta dal ruolo di Primo Cittadino della Capitale. Difficile affermare oggi che, se fosse rimasto sindaco, Marino avrebbe fatto una dichiarazione di voto di contenuto diverso; l’uomo è stato persona da sempre non allineata rispetto alle “correnti tradizionali” del Pd, al punto di aver rappresentato lui stesso un riferimento per tanti nel partito, quando si votò per la Segreteria Nazionale che all’epoca andò poi a Bersani. Io credo però che la pronta risposta dalla Segreteria Nazionale (nella persona di Luca Lotti) al suo “No”, oltre alle parole del sen. Stefano Esposito circa l’incapacità dimostrata nel governo della città di Roma, siano state più “di getto” che meditate. Che Ignazio Marino abbia commesso errori un po’ grossolani è vero (come quando disse di essere andato a Filadelfia perché invitato dal Papa, all’epoca in visita in quella città, salvo poi essere smentito clamorosamente dal Pontefice stesso; per non dire poi delle frequenti visite a New York, dal sindaco italo-americano De Blasio, mentre la gente si lamentava delle buche in strada), ma alcune cose come la pedonalizzazione dei Fori Imperiali, ed anche contro certe “prassi” consolidate nella gestione comunale le ha fatte, pur lavorando in condizioni non certo ottimali, in attesa com’era del Decreto su Roma Capitale che avrebbe dovuto portare ossigeno nelle casse cittadine. Resta il fatto che lui è stato uno dei fondatori del Pd e che come tale “va recuperato”, vale a dire che, al di là della sua posizione referendaria, si dovrà trovare “a bocce ferme” un coinvolgimento nuovo (se vorrà), tenendo conto che trattasi di persona comunque di spessore, con un seguito tuttora non indifferente a Roma e non solo. Al fondo però, come si intuisce, emerge ancora la questione referendaria che sta purtroppo lacerando il partito. C’è da dire, come notava Michele Ainis su “la Repubblica”, che per la prima volta nella storia politica recente un appuntamento riguardante temi costituzionali si celebri durante la stessa Legislatura nella quale viene proposto (per l’ultimo referendum a sfondo costituzionale, quello sull’art. V° nel 2006 infatti, nato sotto il governo Berlusconi, si votò in quella successiva, con Prodi da poco eletto premier); ciò vuol dire che immancabilmente l’argomento su cui esprimersi viene “identificato” come parte del programma del Governo in carica, motivo per cui chi non ama Renzi voterà “no” a prescindere, il contrario invece chi lo sostiene. Del resto, a conferma di ciò, se tutti i fautori del “No” avessero “davvero” (non strumentalmente) a cuore la questione, potrebbero presentare “insieme” una loro proposta di riforma, renderla pubblica e dare quindi un significato “alto” al loro attuale dissenso. Ma siamo nel mondo dei sogni! Facile capire infatti quanto sia “radicalmente” diverso il “No” di Salvini o di Brunetta, rispetto a quelli di Zagrebelsky, di Onida, di Raniero La Valle (giornalista cattolico, già della Sinistra Indipendente negli anni ’70-’80), scusandomi con questi ultimi per il temporaneo accostamento…Ma forse è proprio qui il cuore del problema: la personalizzazione che l’attuale premier aveva dato di questo appuntamento, salvo smentirla successivamente, unita alla “fretta” di dover modificare la seconda parte della Costituzione, per accelerare il processo legislativo (evitando il ping pong tra Camera e Senato) e dare un preciso segnale all’Europa che sollecitava da tempo per l’Italia un rinnovamento al riguardo, si sta rivelando al momento una miscela che provocherà (nel Pd certamente) più di un sussulto e sul quale si giocheranno, temo, altre partite personali e non , al di là del merito del quesito stesso. Credo infatti che la vera posta in gioco riguardi la “futura natura” del Pd, se diventerà cioè il Partito della Nazione (forse con Verdini, che ha già anticipato l’imminente ingresso nel Governo dal 5 dicembre col suo gruppo Ala) o se manterrà una connotazione più “di sinistra”, di una sinistra a forte impronta riformista (magari qualcuno sosterrà che il riformismo di sinistra potrà convivere “tranquillamente” nel partito della Nazione…). Seguiamo tutti con attenzione la proposta di Vannino Chiti circa nuove modalità di nomina dei Senatori, come pure il lavoro della commissione messa su per valutare le modifiche all’Italicum. Ci si domanda: ma perché non farlo prima? Perché far appesantire il clima interno, tra lo sconcerto dei militanti e simpatizzanti, proclamando a più riprese di non voler toccare questi due punti (Italicum e Senato appunto) che lasciano comunque più di un dubbio? Forse non ci si doveva irrigidire per non apparire “cedevoli” alla minoranza; bisognava invece accogliere le significative domande e perplessità sui punti della Riforma, evidenziate anche da personalità della politica, della cultura, dello spettacolo che si sono pronunciate per il “sì”. Tanto più che si ripete, e a ragione, che si voterà sul merito della riforma, non sulla legge elettorale. Ma allora perché non discuterne prima? Si sarebbero potuti togliere molti alibi, volendo…L’unità del partito è un bene, non a qualsiasi costo (se ciò vuol dire snaturarlo), ma sbaglia chi crede che per un Pd che perdesse “altri pezzi” non cambierebbe nulla, in quanto verrebbero immediatamente rimpiazzati da altri; in tal caso sarà proprio la natura del partito ad essere diversa perché non rappresenterebbe più quelle grandi aspettative che l’unione tra il cattolicesimo democratico e la sinistra rifomista avrebbero potuto (e potrebbero ancora!) aprire all’Italia, con la nascita del Pd, per darle finalmente una prospettiva di crescita politica, sociale ed economica, nell’equità. Significherebbe registrare un fallimento (personalmente, per quel che vale la mia opinione, non m’interesserebbe più); questo sì che sarebbe un dramma per il Paese! Chi rimarrebbe infatti? I “5 Stelle”, che non si capisce bene cosa vogliano, né quale idea abbiano di Paese, di Europa, del mondo? Suvvia!, Non facciamo del male alla nostra Italia!! Gianni Amendola N. B. : Ho scritto queste note ieri sabato 15/10; oggi leggo, domenica 16, l’editoriale di E. Scalfari su “la Repubblica” che rivela come lo stesso Renzi, in lungo colloquio telefonico avuto appunto col fondatore del quotidiano, ha rivelato che il Senato sarà elettivo (probabilmente la proposta di Chiti) e saranno abolite le preferenze; inoltre Scalfari ha sentito anche Cuperlo: la commissione incaricata per le modifiche all’Italicum redigerà un documento che verrà presentato alla Camera nel prossimo gennaio. Credo che se le cose andranno così dovremmo esserne contenti: il partito troverebbe una sua sostanziale unità, anche a prescindere dall’esito del referendum.