domenica 15 gennaio 2017

L'Osservatorio (tutto ciò che c'è da sapere sulla politica italiana) - Gennaio

Le contorsioni di Beppe Grillo. Credo che le capriole di Beppe Grillo, cui abbiamo assistito in questi giorni, abbiano ormai mostrato senza ombra di dubbio la totale inaffidabilità di un movimento, nato, cresciuto e “pasciuto” sull’inefficienza della politica nostrana ed in parte europea e sulla diffusa corruttela, ma che non è strutturalmente in grado di elaborare una propria visione del mondo, di un governo della cosa pubblica che sappia proporre serie e credibili soluzioni alle questioni fondamentali del nostro vivere, vale a dire il lavoro, la scuola, la sanità, la cultura, la politica estera, l’economia, l’Europa stessa, in quanto “fuori” da ogni ideologia, immedesimato com’è in una trasversalità di comodo (“non ci sono più destra e sinistra” ripetono i grillini) che però lo priva di riferimenti ideali per offrire solo risposte semplificate a problemi complessi, magari con l’assenso “on line” di poche migliaia di iscritti alla “rete”, non si sà bene su quali basi e dopo quali verifiche (alla faccia della trasparenza). Beppe Grillo ha così gettato definitivamente la maschera; le posizioni recentemente espresse ad esempio sui migranti, molto vicine nei toni e nei modi a quelle di Salvini, ormai lo collocano nell’ambito del populismo di destra. Del resto lo aveva anticipato: “Sull’immigrazione deciderò io”, quasi a ribadire che è lui, il capo dei “5 Stelle”, a dettare la linea, soprattutto crediamo per prevenire quella cacofonia che si diffonde spesso dal Movimento, composto da persone di diversa provenienza politica e sociale, su determinati e fondamentali temi. Ma è soprattutto la motivazione addotta che ne ha svelato il suo vero cinico volto: sui migranti si rischia di perdere voti, dice in sostanza; se avessero (i “5 Stelle”) espresso una posizione politica di accoglienza “avrebbero avuto percentuali da prefisso telefonico” (il virgolettato non è mio)! Per cui oggi se sei alla ricerca di un consenso devi entrare “in sintonia” con un certo pensiero comune dominante (a livello “di pancia”); sull’immigrazione tanta gente probabilmente si ritrova più su una linea di intransigente chiusura che non di accoglienza, magari sotto la spinta di balle che si dicono “on line” su presunti guadagni delle associazioni di volontariato. Grillo non sà, o forse non gliene frega nulla, che la solidarietà fattiva, la logica dell’inclusione sono “la cifra” di un popolo, di una comunità! Un popolo (quello italiano) che se dimentica da dove è partito, in tanti da nonni emigrati, per non dire dello spostamento massiccio dal Sud al Nord negli anni 50-60, perde la consapevolezza di sé. Ma volete che gliene importi qualcosa?... In un crescendo invece di protagonismo, probabilmente per far distogliere lo sguardo dai guai di Roma, l’ex comico genovese ha mandato subito dopo altri 3 messaggi al mondo politico, italiano ed europeo: il primo sul comportamento di “un 5 Stelle”, parlamentare o amministratore che sia, raggiunto eventualmente da un avviso di garanzia, il secondo la richiesta di “tribunali del popolo” per giudicare la “falsità” delle notizie sui quotidiani, il terzo la fuoruscita dal gruppo anti-europeista di Farage e subitaneo rientro, nel Parlamento europeo. Tre posizioni in pochi giorni, di cui 2 “giravolte” inaspettate, fanno pensare a mosse ad effetto meditate da tempo, certamente per dirottare l’interesse mediatico dalla Raggi e dalla sua ormai drammatica inconcludenza, ma anche per cercare di accreditare il “Movimento” stesso come forza spendibile nel panorama politico. Circa il nuovo codice etico è evidente che trattasi di un abito “ad personam” per la Sindaca della Capitale; il pensiero corre subito a Berlusconi ed ai suoi accoliti, pronti a disegnare ed a varare leggi a suo favore, in quel caso per salvarlo dalle pene detentive e/o pecuniarie, qui per permettere alla Raggi di continuare nel suo compito, in quanto una dimissione dovuta ad un avviso di garanzia rappresenterebbe la nemesi storica del Movimento e la certificazione della propria inaffidabilità a livello locale, come l’ultimo clamoroso caso di Chioggia sta ulteriormente a confermare. L’accusa poi ai quotidiani rimanda a periodi bui della nostra storia e mostra da sola l’insofferenza verso l’informazione, ritenendo che solo la “sua” (della Casaleggio Associati per intenderci) sia veritiera, quasi che le “bufale” (fake news) presenti sul web, e che alimentano un certo tipo di voto, non siano un problema di enorme rilevanza “etico-sociale”. La capriola nel parlamento europeo invece rappresenta il trionfo dell’ambiguità del pensiero (pensiero?) grillino, una faccia tosta incredibile: nello schierarsi col partito liberal-democratico, europeista “a tutto tondo” (l’esatto opposto del partito di Farage), c’è “tutto” il personaggio Beppe Grillo. Né credo che il rifiuto in extremis dell’accordo sia stato dovuto solo dal risentimento verso il capogruppo liberal-democratico Verhofstadt di molti di quei parlamentari che ignoravano la trattativa con i 5 Stelle”, quanto proprio perché tale e tanta è stata la distanza dei 2 gruppi che ci sarebbe stato da perdere la faccia (al netto delle ambizioni personali dello stesso Guy Verhofstadt di contendere il ruolo di Presidente del Parlamento europeo a Pittella e Tajani, e quindi bisognoso di voti, donde appunto l’idea dell’accordo!). Dopo la “Brexit”, come ho già scritto in un recente Osservatorio, ci furono esponenti dei “5 Stelle” che avevano proposto l’uscita dall’Euro ma non dall’Europa (tipico caso di “schizofrenia politica”); più recentemente il “costituzionalista” del Movimento, on. Di Battista, ha sostenuto la necessità di un referendum al riguardo. Come sarebbe stato possibile giustificare, qualora l’accordo coi liberal-democratici fosse andato in porto, un simile salto della quaglia, dall’anti-Europa all’“Europa”? Forse per godere dei finanziamenti per le piattaforme web nei Paesi dell’Unione?... Circa la “serietà” (in realtà era solo tattica, come ha affermato lo stesso Grande Statista Di Maio) di una tale improvvisa ed improbabile conversione all’europeismo più convinto, è eloquente la dichiarazione dello stesso nostro Vice-Presidente della Camera, fatta all’indomani del mancato accordo, con la riproposta del referendum anti-Euro!!! E ora si è aggiunta anche l’idea del grillino De Stefano per un altro sulla permanenza nella NATO! C’è davvero da trasecolare! Se questa è, o dovrebbe essere, la nuova classe dirigente del Paese, beh francamente c’è da rimanerne stupiti e molto preoccupati per il futuro dell’Italia. Non significa allora lasciare che tutto vada come sta andando; si vuol solo affermare che la Politica non si improvvisa, che necessita certo di “buoni sentimenti”, ma anche di capacità nel gestire la “cosa pubblica”, di una visione lucida e di ampio respiro... Anche la base del Movimento sembra piuttosto spiazzata: perché non manifestare allora un più aperto dissenso, come si fà (o si dovrebbe fare) in un partito aperto e trasparente? Invece no, solo mugugni, poi tutti allineati e coperti. Il perché sta proprio nella natura dei “5 Stelle”: un partito (o Movimento) fondato da una persona (in questo ricorda Forza Italia), gestito da un’azienda privata (la Casaleggio Associati) di cui si ignorano i legami con altre analoghe aziende “di settore”, sembrerebbe però con buoni agganci alle piattaforme web russe, e il “crowdfunding”, vale a dire sul finanziamento fatto da soggetti terzi; un “non partito” dove non c’è un’assemblea, un momento congressuale in cui nominare i membri di una Direzione o di una Segreteria.. Invece tutto avviene per decisione personale del leader, senza alcun dibattito né contraddittorio interni (alla faccia della trasparenza). Sembra appunto Forza Italia. Un partito che si basa sulle opinioni e sulle contorsioni del Capo che fiducia può dare? Gianni Amendola

3 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  2. Credo che a questo punto si debba davvero confidare nell'unità del PD per il bene del paese prima di tutto.

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  3. Ho eliminato il primo perché uguale al secondo (inspiegabile).

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